Seconda Lettera del Presidente

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Cari amici,
soci dell’Aramus , cantori, musicofili, e … curiosi bencapitati lettori, un nuovo anno sociale, un nuovo spunto di riflessione tra noi.
Vorrei comunicarvi alcune mie considerazioni su come vanno le cose nel piccolo e nel grande mondo della vita musicale.
Il piccolo mondo è - per esempio - quello della nostra associazione. La realtà delle attività in essa operanti merita elogi e apprezzamenti: riusciamo a progettare e realizzare impegnativi progetti come la Messa di Gloria di Puccini. Tour e scambi con altre realtà musicali anche all’estero. I nostri soci sono impegnati nello studio del canto e della musica: ci incontriamo per provare e riprovare le opere corali e la musica che poi animerà la liturgia domenicale nella basilica e che sostanzierà i programmi dei nostri concerti.
Sosteniamo anche economicamente la manutenzione del grande storico organo Formentelli e tante altre iniziative culturali, come la pubblicazione dei CD, e sociali, anche di sostegno ai bisognosi.
Effettivamente sono contento della nostra realtà associativa. Appartenenza e condivisione - funziona.
L’amarezza viene pensando ai rapporti con la realtà esterna e soprattutto con quella istituzionale. Cominciamo dal Comune, il Comune di Roma. Il nostro Assessore alla cultura conosce la nostra realtà, gliene ho parlato io stesso nel suo studio – ormai quasi quattro anni fa’ – e lì per lì si mostrava molto disponibile e quasi dispiaciuto di non averci conosciuto prima.
Presentandogli la nostra Associazione, legata alla basilica di S. Maria degli Angeli, gli dissi che avevamo bisogno di aiuto per continuare, soprattutto perché, essendo le nostre iniziative, come i concerti di musica sacra in chiesa, gratuite, non eravamo sempre in grado di affrontare le spese con i soli contributi dei soci. Poi lo informavo che ci eravamo impegnati a sostenere la manutenzione del grande organo Formentelli, che proprio il Comune aveva realizzato, spendendo quasi due miliardi di lire, nel 2000.
Lo strumento monumentale – credo - sia stato dalle autorità musicalmente abbandonato: niente concerti, festival. Costruire uno strumento da concerto con un tale impegno economico e poi non valorizzarlo era un controsenso, uno sperpero di risorse. E pensare che è l’organo a canne del quale la città di Roma si può vantare, (qui l’Assessore quasi si inquietò).
Allora Borgna mi promise aiuto proprio per realizzare i concerti d’organo. Nacque la Rassegna “Organo in festa”: concerti d’organo e non solo, nel periodo delle feste natalizie. Il patrocinio ed il sostegno economico dell’assessorato romano durò solo tre anni, con una progressiva diminuzione del già piccolo contributo, fino al 2004. Poi, alla nostra richiesta per il 2005, con un fax, ci veniva garantito solo il patrocinio senza alcun finanziamento. Il Governo aveva tagliato risorse ai Comuni, il cui bilancio era in ristrettezze – ci dissero.
Nel 2004 presentammo il progetto del “Festival Internazionale d’organo” – Terza Edizione, alla Provincia di Roma, già passata di mano politicamente. A nulla valse il fatto di aver realizzato con successo le prime due edizioni, con concertisti come Chapuis, Krapp, Rogg, Artigas. A nulla valse l’aver realizzato, come concerto straordinario all’interno del Festival, lo Stabat Mater di Rossini con coro e orchestra di fronte ad un pubblico entusiasta di tremila persone.
“Progetto approvato ma non finanziato” fu l’esito.
Me ne ero fatto una ragione, d'altronde da più parti non si sentiva altro che la parola crisi. Pensai: dobbiamo farcela da soli. Ma come? Molti, turisti e non solo, mi chiedevano le date delle future rassegne di concerti d’organo. Non sapevo cosa rispondere. Mi sento ancora umiliato nel ricordare il caro amico Formentelli che tutti gli anni, mentre passiamo due o tre giornate insieme per accordare l’organo, mi racconta i grandi eventi concertistici d’organo in Francia, in Austria, in Svizzera, e nel Nord Italia. E conclude: “Ma qui…concerti…. non fate niente, con questo grande strumento…che ve lo invidiano!” E mi guarda con una espressione scandalizzata. E io lo guardo, muto.
Poi con il passare del tempo, osservando il comportamento delle istituzioni, ho maturato una profonda amarezza e una certa sfiducia.
Vedevo infatti le suddette istituzioni sostenere economicamente altri progetti, finanziare altre proposte, e organizzare grandi concerti pubblici, gratuiti, anche di notte. Grandi palchi costosi come tutto il nostro festival (forse di più) venire allestiti nelle piazze di Roma e Provincia: concerti d’opera lirica sui generis, concerti rock di tutto rispetto, sfilate di cantanti…che spettacolo!
“Son tornati i soldi!”, pensai. No. Nulla è cambiato. I nostri progetti qui a Roma non vanno bene. Perché? Forse perchè si tratta di concerti di musica sacra con coro e orchestra, di concerti d’organo, di polifonia policorale… Bach, Mozart, Puccini. Troppo classico! Poco interculturale!
Il grande mondo della vita musicale si muove nelle piazze, nel maxi-schermo, si nutre di divi, di grandi nomi, (sempre gli stessi), di grandi eventi.
Mi chiedo se c’è spazio ancora per noi: e per spazio intendo riconoscimento, anche attraverso il sostegno finanziario. Non credo che siamo pochi, noi amanti della musica classica, corale, sacra….forse siamo meno chiassosi, ma siamo molti. E comunque non è una questione di numero. Dobbiamo appellarci alla tutela delle minoranze?

Questa è l’amarezza, cari amici. Il dubbio di essere soli – seppur in tanti - perchè non sostenuti in fondo da chi ci rappresenta, genera amarezza, profonda amarezza.
Ma il dispiacere non ci scoraggia né ci frena. Siamo troppo convinti del valore di quello che facciamo, del bello in cui crediamo. Siamo appassionati, siamo innamorati.
Andiamo avanti.
“Signor mozzo, io non vedo niente. C’è solo un po’ di nebbia che annuncia il sole. Andiamo avanti tranquillamente.” …tanto per citare quel capolavoro di De Gregori.

Buona musica a tutti.


Osvaldo Guidott
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