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Prima Lettera del Presidente
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Musicofili, navigatori della grande rete, se siete già amici dell’Associazione Romana Arte e Musica o se anche state solo curiosando sul nostro sito, vorrei darvi il benvenuto a questa nuova rubrica, curata personalmente dal sottoscritto, Osvaldo Guidotti, direttore dell’ARAMUS.
Un benvenuto speciale anche ai soci vecchi e nuovi, ai cantori dei nostri cori e a tutti quelli che sostengono le nostre iniziative.
La vita dell’Associazione, animata da numerosi iscritti, è articolata in diversi percorsi culturali, sempre a sfondo musicale.
Oltre ad una serie di attività didattiche, per la formazione di base e per quella specialistica, la maggior parte dei soci è dedita all’attività corale. Vivono nell’Associazione vari cori, ciascuno con caratteristiche diverse, ma tutti molto attivi e seriamente impegnati in un valido percorso umano, sociale e culturale.
I gruppi corali dell’ARAMUS, fondati tutti da me, in realtà e contesti differenti, sono per me come figli. Li istruisco e dirigo con passione e dedizione, con impegno pari al mio amore per la musica.
A volte mi soffermo a riflettere sull’importanza, sull’opportunità e sui modi di condividere con gli stessi coristi un’esperienza artistica così composita e complessa, che, al di là dell’aspetto culturale e professionale, coinvolge profondamente la sfera emotiva di ciascuno di noi suscitando emozioni, scoperte, aspettative e delusioni.
Nelle occasioni di incontro, durante le prove, il tempo fa sempre da tiranno, alla fine mi restano in mente mille pensieri e riflessioni inespresse.
Questa lettera aperta vuole essere un mezzo per comunicare, confrontarsi, discutere, divergere o condividere, ma in ogni caso arricchire le nostre esperienze umane e artistiche.
Fare l’organista, il maestro di coro, dirigere l’orchestra e il coro, essere insegnante di musica, nella teoria e nella pratica, per il bimbo in età scolare come per il diplomato di Conservatorio, prima di una scelta professionale è una scelta di vita, che si esplica in una serie di attività, la gran parte delle quali io stesso ho voluto e creato.
Creare, stimolare, organizzare, guidare attività ed iniziative artistiche suscita sempre la domanda “a quale scopo?”. Certo è che le mie risposte non vedono in prima fila il guadagno, la spettacolarità, la popolarità.
Il mio primo desiderio e quello di comunicare attraverso la musica il mondo che è dentro di noi, a volte sconosciuto e spesso ignorato. Tanto più l’esigenza di comunicare è vera e sentita, quanti più attori e spettatori riusciamo a coinvolgere emozionalmente, fino a raggiungere la consapevolezza del nostro sentire.
Manifestare quel mondo interiore – ricco di sensibilità e di affettività - metterlo in comunicazione, smuoverlo innanzitutto dal fondo di ciascuno di noi, farlo affiorare e farlo circolare. A tale scopo nulla è più idoneo del cantare insieme, perché quel mondo interiore passa attraverso il nostro corpo e trova forma espressiva nello strumento vocale. Così la parola, il suono, la melodia e l’armonia creano, attraverso la comune azione musicale del canto, una forma di comunicazione che va oltre la musica stessa eseguita. Questa comunicazione ci accomuna in un sentire profondo, interiore, emozionale e spirituale.
Lontano da questi presupposti si colloca – tanto per guardarsi intorno - il “K Festival” – Festival Mozartiano - di settembre scorso, svoltosi a Roma. Gli obiettivi erano difficili e nobili: avvicinare i giovani a Mozart e Mozart ai giovani. «E’ una formula che mira ad attirare un pubblico nuovo e specialmente i giovani - ha detto il presidente dell’Accademia, Bruno Cagli - E siccome la lunga durata dei concerti tradizionali non è sempre gradita ai giovani, che oltretutto prediligono le serate non stop, per privilegiarli, i concerti avranno una durata di un’ora circa e saranno senza intervallo». Poi ho seguito l’iniziativa e sono rimasto esterrefatto di fronte alla superficialità, inadeguatezza ed insipienza che Venditti ha mostrato nella sua introduzione iniziale su Mozart, ma soprattutto di fronte alle numerose contraddizioni tra le promesse pubblicitarie che presentavano l’iniziativa e questa nella sua realtà effettiva.
È sorta così spontanea una riflessione sui modi in cui l’Aramus ha approfondito, celebrato e divulgato l’opera musicale di Mozart, nonostante le sue limitate risorse finanziarie, creando iniziative culturali di studio e ricerca storica e biografica sull’opera e la musicologia di Mozart (Seminario su Mozart, studio ed esecuzione della Messa dell’Incoronazione, del Requiem e della Grande Messa in do minore), quindi affrontando con consapevolezza ed umiltà, lo studio corale e musicale di opere che rappresentano il genio artistico di Mozart.
Alla conclusione di questo percorso formativo, durato più di due anni, siamo riusciti, confidando quasi esclusivamente sulle risorse dell’Aramus, a realizzare tre eventi concertistici “gratuiti”, che hanno registrato grande affluenza e soddisfazione del pubblico intervenuto.
Ancora oggi penso alla faticosa ricerca di un’orchestra così numerosa, quindi costosa, necessaria per i concerti, all’allestimento delle sale, alla logistica dei coristi, alla sistemazione dei musicisti, ai solisti, all’allestimento delle prove, agli inviti, ai programmi… e tutto sotto la mia personale responsabilità.
Le esecuzioni della Messa in do minore (realizzate, in pratica, a nostre spese) nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in Roma e nella omonima Basilica di Assisi, oltre alla spettacolarità di un coro di 120 “amanti della musica” e alla entusiasta partecipazione di 70 strumentisti dell’orchestra giovanile di Sydney, ha visto la presenza interessata, attenta e compiaciuta di un grande pubblico attonito, che ha assistito, in forma assolutamente gratuita, ad un concerto di rara esecuzione. E mi domando se iniziative aperte gratuitamente al pubblico, così meritorie culturalmente, professionalmente e socialmente non debbano godere di un minimo sostegno pubblico per la loro organizzazione.
Risulta incomprensibile a me, e forse a molti altri, la logica con cui le istituzioni, che dispongono di fondi pubblici da destinare a queste iniziative, orientano le loro scelte.
Quanto giova alla società sacrificare, sull’altare di una spettacolarità che mortifica e offende la cultura, tanto denaro pubblico?
Quanto gioverebbe investire in associazioni come la nostra che avvicinano alla cultura musicale molto di più dei loro spettacoli in piazza?
Sono convinto che l’ARAMUS, pur con le sue limitate risorse, sia riuscito ad impegnarsi con maggiore serietà e consapevolezza, nell’opera di divulgazione e comprensione del genio artistico di Mozart, di quanto non sia successo per il “K Festival” in proporzione alle ingenti somme di denaro pubblico investite.
Buona musica a tutti.
Osvaldo Guidotti
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